CiPiero Belviso e Luigi Clementeò che seguirà in queste righe non lo definirei un articolo e nemmeno un trattato personale bensì un momento d’ ispirazione creativa dettata dal desiderio di esprimere una semplice opinione verso quest’arte che per certi versi è stata travisata negli anni dimenticando i valori fondamentali che il suo fondatore avrebbe voluto instillare in tutti coloro che la praticano. Motivo per cui è mio interesse enfatizzare l’aspetto filosofico e teorico del Jeet Kune Do per un volta a discapito di quello pratico che sembra il solo avere importanza. Se pensiamo alle arti marziali in un contesto globale, parliamo di millenni di tradizione e oserei dire anche di magia che svariati sifu o sensei , che dir si voglia, ci hanno tramandato.  Discipline che hanno sin dalle origini alla loro base una cultura basata sulla conoscenza del proprio corpo e sulla preparazione fisica che ne deriva oltre a tecniche e movimenti che attraverso di esso potevano essere messi in pratica. Tuttavia ciò che accomuna tutto il mondo marziale sono quei principi intrinseci che vanno aldilà del combattimento  poiché come a tutti è noto la prima regola è proprio quella di non fare uso della propria conoscenza se non in caso di estrema necessità. Tuttavia con l’avvento degli sport da combattimento moderni e soprattutto della Tv che permette la diffusione in mondovisione maggiormente di violenza (basti pensare alle MMA) questi principi sono andati pian piano nel dimenticatoio. Però un aspetto positivo di questa globalizzazione lo troviamo proprio in Bruce Lee che grazie ai suoi film è riuscito nell’intento di far conoscere al mondo ciò che aveva creato andando controcorrente a gran parte degli aspetti tradizionalisti pocanzi citati. Non sarò certo un’illustre storico ma dal mio canto ritengo di essere un discreto conoscitore delle arti marziali e non avendo alle spalle esperienze con altri stili mi riesce più facile certe volte saper discernere quanto imparo con la pratica del Jeet Kune Do dalle altre arti marziali.  Tutto ciò deriva da una passione che si può dire essere nata per caso, mai sparita e che mai si spegnerà. Chi non ha mai sognato di destreggiarsi  come “Chen”guardando un suo film; di avere il suo fisico scolpito e omogeneo, velocità e precisione di calci e pugni, quel modo di muoversi con eleganza, e soprattutto quell’urlo che qualsiasi avversario temerebbe. Beh per quanto tutto questo faccia sognare il JKD è molto di più di ciò che compare in una pellicola . Qui si parla di un’arte che ha alle spalle anni di ricerche scientifiche e migliaia di libri sfogliati nel tentativo di creare ciò che davvero fosse stato utile in un combattimento; motivo per cui Lee avePiero Belvisova come obiettivi principali la semplicità e l’economia del movimento. Per quanto siano belli da vedere una mantide religiosa o uno Shaolin avrebbero la stessa efficacia di un diretto con la mano avanzata che potrebbe decretare la vittoria con un solo colpo? Io suppongo proprio di no. Poche tecniche e infinte combinazioni sono la differenza tra la vittoria e la sconfitta ed è proprio per questo motivo che il JKD va studiato a fondo e con pazienza, poiché solo chi lo conosce veramente sa evitare colpi ben più grossi di quelli fisici vale a dire le cattive informazioni di ciarlatani capziosi ,dei quali non citerò i nomi, che ne vogliono fare solo un business personale. Ed è a persone come Ted Wong , il mio maestro e grande amico Luigi Clemente e allo stimatissimo direttore tecnico italiano del settore JKD  Davide Gardella che vanno  miei più sentiti ringraziamenti perché riescono sempre a mantenere vivo lo spirito di Bruce Lee diffondendo ciò che davvero è giusto senza pensare alla gloria personale o al denaro.  La conoscenza acquisita grazie alla laurea in Scienze Motorie sicuramente mi aiuterà  a non trascurare mai il mio fisico e a prepararlo sempre al meglio funzionalmente parlando, ma imparare a muoversi e a pensare come un artista marziale significa dedicarsi anima e corpo con pazienza per superare i propri limiti. Il Jeet Kune Do Bari per me è come una famiglia e quando sono in palestra e so di poter condividere la mia stessa passione con i miei compagni diventa tutto più semplice, perché in fondo non è solo un’arte marziale ma uno stile di vita che ti cambia per sempre.

Piero Belviso

Nota: Piero è mio allievo dal 2011. Ha cominciato ad allenarsi con me privatamente nella mia palestra personale e da allora non ha mai smesso. La sua laurea in scienze motorie lo hanno portato ad ampliare le sue conoscenze nella biomeccanica del corpo, le strutture dei muscoli e quant’altro. Continua ad allenarsi e a maturare sempre di più sia come atleta, sia come praticante di arti marziali!

Luigi Clemente