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Memory Of Bruce Lee

GRAZIE MIO SIFU BRUCE LEE

By Luigi Clemente

E’ difficile usare espressioni adeguate per poter esprimere la grandezza, la forza, e la conoscenza di questo grande uomo chiamato: Bruce Lee.
In questi trentanove anni che non c’è più, ha ispirato milioni di persone in tutto il mondo alla dedizione delle arti marziali; ha ispirato tanti cultori di fitness e alla scienza del corpo umano. Molti attori famosi di Hollywood continuano ad ispirarsi alla sua enorme conoscenza del cinema d’azione e delle tecniche di combattimento ineguagliabili. E’ vero al cento per cento: BRUCE LEE è INEGUAGLIABILE IN TUTTI I SUOI ASPETTI, ed è assolutamente vero il fatto che, non ci sono parole per descriverlo.
Oggi non userò parole vane. Non userò espressioni che possano semplicemente gonfiare questo articolo, perché voglio fare la cosa giusta: TI RINGRAZIO BRUCE PER LA CONOSCENZA CHE CI HAI LASCIATO. TI RINGRAZIO PER ESSERTI FATTO CONOSCERE MEDIANTE I TUOI FILM (CHE COME AMAVA DEFINIRLI IL MIO MAESTRO TED WONG: “I SUOI FILM SONO COME LE SUE LEZIONI PRIVATE”). IO PERSONALMENTE SONO FELICE DI AVERTI CONOSCIUTO MEDIANTE I TUOI SCRITTI, CHE SONO TUTT’ORA PER ME, ENORME FONTE DI ISPIRAZIONE; TI RINGRAZIO PER L’ARTE E LA SCIENZA DEL JEET KUNE DO (la tua meravigliosa creatura), CHE OGNI GIORNO MI FA DIVENTARE SEMPRE PIU’ ABILE IN TUTTI GLI ASPETTI DELLE ARTI MARZIALI.
Oggi non parlerò di te Bruce e di come hai sconvolto le vite di tutti noi, perché non basterebbe un intero articolo: SEMPLICEMENTE  TI RINGRAZIO PER ESSERE ESISTITO, TI RINGRAZIO PER I TUOI VALORI E PER AVER LASCIATO UN IMPRONTA INDELEBILE NEI NOSTRI CUORI CHE NON SI CANCELLERA’ MAI.
GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE MIO SIFU BRUCE LEE!!
20 luglio ’12

Seminario Nazionale di TWJKD

Recentemente si è svolto a Milano presso il palazzetto dello Sport di via Crespi, il consueto seminario di JKD in Memoria del Nostro Amato Sifu Ted Wong. Il seminario è cominciato intorno alle 9:00 del mattino con il nostro rappresentante Italiano: Davide Gardella.
Davide ha cominciato a spiegare in modo dettagliato i fondamenti del JKD come la posizione di guardia, la quale è molto importante per avere stabilità nei movimenti, equilibrio e soprattutto potenza nei colpi. L’atteggiamento che bisogna avere è quello di essere rilassati, flessibili e pronti all’azione. La posizione di guardia permette al praticante di trovare la giusta stabilità per attaccare e difendersi al tempo stesso.
Con gli esercizi proposti per allenare la posizione di guardia, non è mancato il nucleo fondamentale dell’insegnamento di Sifu Ted Wong: Il Footwork.
Il footwork è l’elemento essenziale del JKD. E’ colui che permette al praticante di spostarsi in tutte le direzioni in modo rapido ed economico. Non è semplicemente un modo per spostarsi, ma mediante l’half-beat (battuta spezzata) rende i nostri colpi potenti, veloci e penetranti. Il motivo per il quale il footwork ha un importanza così elevata, è da ricercare nella scherma (un arte che Bruce trasse ispirazione). Infatti l’uso del ritmo spezzato, finte e i colpi d’arresto, permettono di essere elusivi, veloci mantenendo sotto costante controllo il corretto posizionamento.
Davide ha messo in evidenza molti esercizi su come migliorare il footwork e soprattutto come rendere più veloci i colpi.
Dopo aver speso buona parte del seminario insegnando in dettaglio i fondamenti del JKD, Davide ci ha dato la possibilità di mettere in pratica tali esercizi. Infatti, un esercizio molto bello è stato quello di simulare uno scontro di scherma a coppia con un solo guanto nella mano e il casco per proteggere il viso. L’esercizio consisteva nell’usare solo il diretto con la mano avanzata (la stoccata nella scherma) allo scopo di colpire l’avversario prima che egli colpisse l’altro. In questo modo abbiamo potuto sperimentare il diretto con la mano avanzata, rendendoci conto di quanto fosse difficile. L’elemento sorpresa, l’uso del ritmo spezzato ecc sono molto difficili da mettere in pratica, soprattutto quando le tecniche non sono diventate ancora parte di noi.
Infine, come studio e bagaglio personale, Davide ha messo in evidenza alcune tecniche di lotta corpo a corpo. L’uso di queste tecniche non fa parte del bagaglio tecnico del JKD, ma è stato un modo originale per capire come muoverci quando ci si trova in una situazione di difesa o di immobilizzazione.
Dopo tutto ciò, ciascun partecipante ha ricevuto l’attestato di partecipazione e abbiamo fatto la consueta foto di gruppo.  Abbiamo imparato molto, ma ciò che è più importante riguarda l’esperienza e l’uso intelligente di allenarsi per migliorare sempre di più. La fiamma del JKD continua ad ispirarci sempre di più e ci insegna che, con la pratica costante è possibile arrivare a livelli elevati paragonabili a quelli di Bruce Lee e del nostro amato Maestro Ted Wong.
Luigi Clemente
Il nome, riferimenti, immagini, simboli, logo e marchi, associati a Ted Wong sono di proprietà di Ted Wong e sono utilizzati dal JEET KUNE DO – C.A.A.M. con l’esplicito permesso di Ted Wong. Nessun contenuto può essere estratto o utilizzato con qualsiasi mezzo, in tutto o in parte, senza l’espressa autorizzazione di Ted Wong. Tutti gli altri marchi appartengono ai legittimi proprietari.

Uno Sguardo Dietro La Leggenda

“Il successo di un uomo sta nella sua perseveranza” Bruce Lee

Il giorno in cui ho avuto il mio primo contatto con Bruce Lee è stato nel periodo in cui la mia malattia (l’artrite reumatoide) era all’apice del suo folclore nel mio corpo tutto distrutto dai farmaci e dai continui dolori articolari.
Il mio corpo era completamente debilitato e, passavo intere giornate seduto su una sedia a rotelle a piangermi addosso, lamentandomi su quanto la vita fosse stata crudele con me. E’ passato molto tempo da allora, da quando mio padre mi regalò il mio primo film su Bruce Lee e, come quel fatidico giorno di venti anni fa, cambiò completamente il mio tenore di vita, e  la mia visione del mondo.
Bruce Lee mi ha sempre ispirato sin fa dall’infanzia, non solo i suoi film sono stati per me fonte di forza e coraggio, ma i suoi scritti, la sua filosofia e la sua arte del JKD hanno creato in me un forte spirito combattivo che, mi ha permesso di affrontare le sfide di ogni giorno.
Essere un rappresentante della sua Arte è per me un onore, ma soprattutto un dovere nei suoi confronti. Ho cominciato a studiare JKD sin da piccolo mediante tutti i libri fin ora pubblicati e ho imparato a credere in me e nelle mie capacità.
Il mio maestro Ted Wong mi ha sempre parlato di come Bruce stimolasse la gente a trarre il meglio dalle situazioni e incoraggiando a non lasciarsi andare, piuttosto a vincere le proprie paure.
Sono diventato insegnante ed erede dei suoi insegnamenti; ogni volta che insegno o mi alleno, oppure imparo qualcosa di nuovo dalla sua arte, capisco anche molto di più su me stesso.
Sono grato a Dio per avermi dato l’opportunità di conoscere Bruce Lee mediante i suoi scritti, la sua arte e soprattutto mediante Ted Wong.
Il motivo per il quale Bruce è un grande è perché egli ha reso se stesso grande. Sono certo che anche negli anni avvenire, continueremo a sentir parlare di lui, perché la sua opera e la sua arte continueranno ad ispirare milioni di persone in tutto il mondo. La sua volontà di fuoco non si spegnerà mai, anzi diventerà sempre più forte, perché ci saranno persone che seguiranno i suoi veri insegnamenti mediante il JKD e diventeranno eredi anch’essi eredi della sua fiamma, così come lo è stato Ted Wong prima di noi.
Grazie Bruce, grazie Ted
Luigi Clemente
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Seminario Regionale di TWJKD a Lecce

Seminario Regionale di TWJKD a Lecce

in Memoria di Bruce Lee e Ted Wong

Lo scorso 20 novembre si è svolto presso la Palestra Overfit di Lecce, il seminario regionale di TWJKD in Memoria di Bruce Lee e di Sifu Ted Wong.
Il seminario è stato organizzato dall’istruttore di Lecce, Antonio Giannetta e dall’istruttore di Bari, Luigi Clemente. Il seminario è cominciato verso le 10:00 del mattino con un bel po’ di riscaldamento eseguito a regola d’arte dall’istruttore Giannetta e con i rispettivi studenti di entrambe le parti.
Si respirava un’atmosfera davvero elettrizzante, perché gli studenti erano ansiosi di imparare realmente i principi e la filosofia del JKD.
Mettendo in luce i punti chiave del JKD, Antonio e Luigi hanno cominciato a parlare del footwork e della posizione di guardia mettendo in chiaro di quanto fosse importante per Bruce avere un buon equilibrio per muoversi con disinvoltura e creare colpi devastanti, sfruttando appieno il peso del corpo.
Si è cominciato con il passo che più di tutti è fondamentale nel JKD: lo step and slide. Infatti lo step and slide (letteralmente: passo a caduta) è fondamentale nel JKD perché è il passo che fa muovere la posizione. Agisce attirando l’attenzione dell’avversario portandolo verso la propria distanza e al momento opportuno, quando l’avversario è abbastanza vicino, lo si attacca.
Seguendo questo principio si sono creati i punti chiave: Posizione, footwork ed infine pugno diretto.
Mediante il passo a caduta, ci si è prodigati verso il Pugno diretto e le sue varianti, ad esempio; il pugno diretto al tronco con lo drop shift, ottimo pugno che si usa per stornare l’attacco dell’avversario, o la combinazione diretto alto\basso e viceversa. 
Nella metà dello stage, Antonio e Luigi hanno spiegato i fondamenti dei calci. Il burst è il punto di forza del calcio. Bruce Lee sviluppò l’uso del burst, onde permettere di colpire il bersaglio senza compromettere la posizione di guardia e l’equilibrio. Anche se i calci nel JKD non sono molto potenti, mediante il footwork ed il corretto uso del peso corporeo, possono essere davvero devastanti, questo è anche possibile, perché la gamba è l’arma più lunga e più pesante rispetto al pugno. Allo stesso modo dei pugni, si sono sviluppati combinazioni di calci e pugni per imparare a coordinare bene il braccio e la gamba, ad esempio le combinazioni calcio – pugno – calcio e pugno – calcio – pugno.
Infine come bagaglio di esperienza personale , Antonio ha messo in evidenza alcune tecniche di lotta corpo a corpo. Tutte queste tecniche, sono servite per dare la possibilità agli studenti di approfondire la loro conoscenza anche in questo campo.
Molto altro è stato mostrato durante il seminario, ma ciò che è veramente importante sono la padronanza e la voglia di crescere nel JKD che fa la differenza. Tutti gli studenti hanno lavorato sodo e si sono prodigati a migliorare le loro capacità. Poco è bastato per mettere in allarme tutti quanti, rendendosi conto che, l’arte del JKD non è per niente facile.
Bruce Lee diceva spesso ai suoi studenti: “Il JKD è per uno su dieci mila”. Questo ci fa riflettere che non tutti sono in grado di entrare nella sua profondità, perché non vogliono lavorare, non vogliono sudare sette camicie, per sviluppare al massimo le loro capacità.
Il jkd è un arte che richiede sacrificio e duro lavoro. Niente di più. Chiunque voglia mettersi sulla sua strada, deve comprendere che non è il JKD a darci la forza, siamo noi stessi che ci prodighiamo verso una comprensione maggiore di noi stessi.
Luigi Clemente
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L’arte di Esprimere L’arte

L’arte di Esprimere L’arte

“Per me in definitiva l’arte marziale, è l’arte di esprimere il corpo umano” Bruce Lee

 

Nelle arti marziali esiste, una particolarità che li distingue dai cosiddetti sport da combattimento. Questa particolarità, è chiaramente descritta nel nome stesso: ARTE MARZIALE, cioè l’arte di combattere.
Che cosa si intende per arte marziale? Innanzitutto cerchiamo di capire il concetto di Arte. L’arte, è un qualcosa di “invisibile”, espressa attraverso il corpo. Un cantante ad esempio, usa come strumento per esprimersi, mediante la sua voce; lo scultore usa le sue mani per creare statue magnifiche. Un pittore usa la sua immaginazione, per decorare i suoi quadri e così via discorrendo.
Tutti i più grandi artisti usano il loro corpo per esprimere al meglio la loro creatività, emozioni, sentimenti e quant’altro. Dunque l’arte è un qualcosa di grandemente spirituale, la quale senza l’uomo, l’individuo, non può essere vista, udita o espressa.
Il corpo è uno strumento importantissimo per chi si identifica con l’arte. Chi pratica le arti marziali esprime se stesso esattamente come un pittore, uno scultore o un musicista. Egli esprime attraverso sofisticati movimenti, l’arte del combattimento.
Bruce Lee, grande maestro, filosofo e cultore delle arti marziali, incarnava perfettamente questo concetto, attraverso la pratica quotidiana: “Per me in definitiva l’ arte marziale è l’arte di esprimere se stessi onestamente. Ed è molto difficile da fare. Voglio dire è facile per me inscenare uno spettacolo, fare movimenti fantasiosi, sentirmi vanitoso e convincermi anche di ciò. Ma esprimere se stessi onestamente, senza mentire a stessi, questo amico mio è molto difficile da fare. E ti devi allenare. Devi sviluppare i tuoi riflessi a tal punto che, quando lo vuoi sferra un pugno con accecante rapidità e li! Quando ti vuoi muovere, ti stai muovendo. Quando vuoi sferrare un pugno, la tua mano sta già vibrando. Ecco queste sono le cose da allenare e diventare un tutt’uno con esse” (Bruce Lee “The Lost Interview” 1971).
Questo messaggio per me è uno dei più importanti di Bruce Lee dedicato alle arti marziali, perché esso esprime chiaramente ciò  che in realtà rappresentano.
Le arti marziali insegnano al praticante, disciplina, autocontrollo e naturalmente difesa. Non è un mezzo per far del male al prossimo, ma un mezzo per stare bene con se stessi e vivere in armonia con il proprio “IO”.
E’ vero il discorso con la quale, le arti marziali sono dedite al combattimento, ma è altrettanto vero che esse non sono state sviluppate per scopi malvagi, ma per esprimere al meglio le potenzialità dell’essere umano.
Ogni volta che mi alleno (fisicamente e spiritualmente) provo una grande sensazione di piacere, di armonia pervadermi il corpo e la mente. Il mio corpo e il mio spirito sono uniti in un unico essere.
Quando faccio jogging la mattina, la gente mi osserva e mi domanda il perché di tanto allenamento, io replico: “mi alleno per la vita”. Non è un modo per stare in forma, perché già lo sono, piuttosto mi alleno perché fa parte di me, della mia personalità, è uno stile e una filosofia di vita che, mi aiuta ad esprimere al meglio chi sono.
Essere un artista marziale comporta grande sacrificio e duro lavoro. Non è combattere gli altri, ma combattere se stessi che è importante. Conquistare se stessi, è più importante della vittoria sul nemico. Il nemico esterno non esiste. Ciò che esiste in realtà, è il nemico dentro di noi, cioè le nostre paure, incertezze e insicurezze. Esse offuscano la nostra creatività, impedendoci di essere realmente espressivi.
Per esprimere l’arte, dobbiamo innanzitutto sconfiggere le nostre paure. Solo quando mente, corpo e spirito agiscono in armonia, l’arte marziale si identifica nell’artista (Wu – wei).
Questo è ciò che per me significa arte marziale, ed è ciò che mi impegno a fare dal mattino quando mi sveglio e alla sera quando mi corico.
Dedico gran parte del mio tempo alla pratica dell’arte di esprimere il corpo. Il mio corpo, la mia mente e il mio spirito sono un tutt’uno e, questo fa di me un cultore dell’arte. Non sono un praticante di arti marziali, io sono un artista marziale. Ogni volta che discuto, scrivo i miei articoli e pratico quotidianamente, esprimo “l’arte della non arte”. L’arte e me sono un’unica realtà.
In definitiva, l’arte si identifica in me e, io la esprimo con tutto me stesso.
“Studente: Maestro saresti in grado di combattere contro dieci uomini? Maestro: E’ meglio non combattere affatto”. Tratto dal film Yip Man
Luigi Clemente                                                                                      

In Memoria di Bruce Lee

In Memory Of Bruce Lee

Come accade ogni anno per il giorno della nascita di Bruce, così dedico un articolo per commemorare la morte di questo grande uomo.
Si scrivono tante cose su Bruce. Tante di queste cose sono state scritte in modo speculativo, altri invece in modo concreto e reale. In realtà ciò che mi accingo a scrivere in questo piccolo manoscritto è l’impatto che Egli ha avuto in milioni di persone sparse nel mondo, artisti marziali e non.
La sua abilità fisica, così come l’abilità tecnica non sono mai state eguagliate da nessuno. Nessuno è mai stato capace di eguagliare i record che hanno fatto scintille nel mondo del fitness e delle arti marziali. Dal fare flessioni su due sole dita di una mano, a mantenere un peso di 35kg sollevato a mezz’aria per parecchi secondi, allo sferrare un pugno a cinque centesimi di secondo. Abilità queste sorprendenti direbbe un comune uomo, ma in realtà questi sono risultati che Bruce sviluppò con tanto allenamento e perseveranza.
La sua filosofia, i suoi scritti sono stati per molti, fonte d’ispirazione, perché aveva quella grande capacità di comunicare ogni aspetto dell’arte, attraeva la gente con il suo magnetismo, direbbe il suo buon amico Ted Wong. Egli non ha mai dubitato di se stesso. Egli ha sempre avuto fiducia nelle sue capacità ed è proprio questo che mi ha sempre ispirato.
Mi dedico alla pratica del JKD da più di dieci anni, ed insegno da tre anni. Ogni volta che mi alleno, studio, insegno i suoi principi, il suo pensiero delle arti marziali così come della vita, imparo sempre di più su me stesso. Infatti il JKD non è semplicemente un arte marziale, ma una via, una filosofia di vita per aiutarti a capire meglio chi si è veramente e, ha sperimentare ogni aspetto della propria esistenza.
Molte persone mi chiedono spesso: ma come è morto Bruce Lee? Quale è la verità sulla sua scomparsa? Io rispondo sempre con un ulteriore domanda: Bruce Lee è morto per caso? Quando è successo? Certamente il suo corpo non è più tra noi, ma abbiamo la sua eredità, il suo messaggio e naturalmente la sua arte. Fino a quando ci saranno atleti ed esseri umani che credono in se stessi e nei loro sogni, l’eredità di Bruce Lee non morirà mai e, continuerà a vivere nel cuore di milioni di persone che lo hanno conosciuto mediante i suoi film, i suoi scritti e la sua arte.
Grazie Bruce        
 
Il TED WONG(TM) JEET KUNE DO è stato istituito per promuovere l’autentica arte di Bruce Lee(TM),
per tutelare gli insegnamenti originali di Sifu Ted Wong e per sostenere l’attività degli istruttori e dei gruppi legittimati da Ted Wong.Il LOGO del TWJKD è di proprietà di Ted Wong che ne ha concesso il permesso d’uso ai suoi istruttori. Questa è una garanzia per le persone che desiderano rivolgersi agli insegnanti ed alle associazioni legittimate da Ted Wong.                                                       

Memorial Ted Wong Jeet Kune Do a Milano

Gruppo Memorial TWJKD

 

“Colpisci per primo. Colpisci duro. Colpisci spesso” Jim Driscoll

Davide Gardella è una persona davvero incredibile! La sua abilità nell’ esprimere i principi e la filosofia del JKD, lo rendono davvero capace di chiarire ogni piccolo dettaglio significativo dei momenti più importanti della sua vita, trascorsi con Sifù Ted Wong.

Infatti Domenica 30 Gennaio presso il palazzetto dello sport di Milano, si è tenuto un memorial dedicato a Ted Wong, un evento importantissimo per tutti noi membri del Gruppo del nostro sifù, il quale abbiamo condiviso ogni aspetto dei suoi insegnamenti. Grazie al C.A.A.M di Milano, la fondatrice Alessandra Tassi e Carmine Terzulli, questo seminario ha potuto dare i suoi frutti.

Il seminario è cominciato verso le 9:30 del mattino con un bel riscaldamento basato su esercizi fisici, ginnici e potenziamento muscolare. Il tutto ovviamente sotto la supervisione di Davide Gardella. Dopo il riscaldamento iniziale, Davide ha diviso i membri in due gruppi: avanzato (istruttori e allievi migliori) e principianti. Nello spiegare i principi chiave del JKD, Davide ha parlato della posizione di guardia e del suo corretto posizionamento. Non c’è modo migliore per accostarci al JKD senza prima aver imparato a padroneggiare l’atteggiamento migliore per acquisire stabilità e mobilità nell’eseguire le tecniche. Dopo alcuni esercizi di sensibilizzazione dedicati al corretto posizionamento, Davide ha spiegato in ogni dettaglio il diretto con la mano avanzata e le varianti del Footwork. Infatti il footwork e il diretto sono la chiave più importante di tutto il JKD. Secondo Ted Wong, essi rappresentano la radice del JKD. Senza un uso corretto del lavoro di gambe e una struttra adeguata, il combattente manca del tutto di forza e velocità per essere offensivo. Il tutto di questo approccio è stato messo in chiaro molto dopo, quando abbiamo cominciato a dedicarci allo sparring simulato con le protezioni. Infatti nello sparring molte delle cose messe in pratica precedentemente, è stato molto più difficile utilizzarle, perchè le tecniche hanno bisogno di molto tempo prima di assorbirle pienamente e ovviamente occorre molta pazienza nell’allenarsi.

Dopo esserci esercitati nelle tecniche a coppia con protezioni, abbiamo dedicato il restante tempo allo sparring vero e proprio, ma in un modo molto diverso. L’allenamento era quello di mettere in pratica il diretto con la mano avanzata cercando di toccare per primo l’avversario, usando ogni mezzo a disposizione (footwort, parate, manovre evasive) per evitare di farlo entrare nel nostro spazio d’azione. Chi toccava per primo l’avversario con il diretto vinceva.

Alla fine dello stage, Davide ha parlato di Ted Wong e dei suoi momenti trascorsi in sua compagnia, mettendo in luce il fatto che, il modo migliore per onorare i suoi insegnamenti è quello di allenarsi e acquisire sempre maggiore esperienza, e soprattutto permeare ogni aspetto della propria esistenza insegnando con umiltà e perseveranza.

 Luigi Clemente

Il nome,i riferimenti, immagini, simboli, logo e marchi, associati a Ted Wong sono di proprietà di Ted Wong e sono utilizzati dal JEET KUNE DO – C.A.A.M. con l’esplicito permesso di Ted Wong. Nessun contenuto può essere estratto o utilizzato con qualsiasi mezzo, in tutto o in parte, senza l’espressa autorizzazione di Ted Wong. Tutti gli altri marchi appartengono ai legittimi proprietari.

L’eredità di Bruce Lee

In Memoria di Bruce “The Dragon” Lee

27/11/40 – 27/11/2010

Bruce Lee

 

Chi è l’erede di Bruce Lee?
Cosa vuol dire essere erede di Bruce Lee?
Esiste qualcuno in questa generazione in grado di eguagliarlo in tutti i suoi favolosi aspetti che lo hanno contraddistinto da molti artisti marziali?
Molti si pongono queste domande e, viene in mente ancora una volta la domanda per eccellenza: chi è l’erede di Bruce Lee? Ci può essere qualcuno in grado di interpretare ciò che egli insegnava, coltivava e praticava nel corso della sua vita?
In tutta franchezza, io non credo che ci sia stato o ci sarò qualcuno in grado di eguagliarlo, perché egli era un uomo così completo, dalle grandi qualità umane; un artista marziale capace di “centrifugare” l’avversario con l’agilità dei suoi colpi. Egli era un artista della vita, capace di permeare ogni aspetto filosofico dell’esistenza.
Dico questo, non per classificare Bruce Lee come ad un uomo invincibile, essere perfetto, al contrario, ciò che ha sempre reso Bruce un grande artista, secondo il mio parere, era la sua umanità, la sua continua ricerca di se stesso e del proprio potenziale; egli descrive chiaramente questo concetto della sua personalità, tanto è vero che amava definire se stesso come: “human being”.
Dato che molti dei miei articoli precedenti risalenti alla sua memoria riguardavano la mia passione per lui, come l’ho conosciuto e cosa rappresenta per me, stavolta mi sono concentrato sull’aspetto ereditario che ha suscitato il suo carisma nel cuore di milioni di persone sparse per il mondo.
Nel 1967 Bruce Lee identificò la sua personale via delle arti marziali col nome di Jeet Kune Do, che letteralmente significa: “La via per intercettare il pugno”. In realtà Bruce, non ha mai voluto etichettare  la sua arte come una forma o uno stile, perché il JKD non ha forme, non ha schemi fissi; il suo fulcro è quello di mettere il combattente in continua lotta con se stesso, al fine di renderlo un uomo più completo. Questo è vero in base a ciò che Bruce Lee stesso affermò in un intervista rilasciata a Pierre Berton nel 1971. Egli disse: “Io non credo nei sistemi, ne nei modelli. Non credo che esista un sistema di lotta giapponese, o cinese o chicchessia. A meno che non ci siano sulla terra esseri con quattro braccia e tre gambe. A meno che non ci siano esseri strutturalmente differenti da noi, non ci può essere un modo differente di combattere. Questo in virtù del fatto che abbiamo due braccia e due gambe e, l’obiettivo consiste nel farli funzionare al massimo”
La filosofia di Bruce consiste nella scoperta e crescita personale di ciascun individuo. Egli credeva che l’uomo fosse più importante dello stile o dei modelli precostituiti. Lo stile, secondo Bruce, limita la personale creatività dell’essere umano, rendendolo schiavo di forme meccaniche e coreografiche.
Durante l’intervista rilasciata nel 1971, Bruce dichiara quanto segue: “Da una parte esiste l’istinto naturale, dall’altra l’autocontrollo. Bisogna imparare ad armonizzarli entrambi. Se da una parte prevalesse l’istinto, saresti un uomo indisciplinato. Se invece prevalesse l’autocontrollo, saresti un uomo meccanico, non più un essere umano”.
Ecco questo è il fulcro del pensiero di Bruce e possiamo anche tradurlo nelle arti marziali. L’arte ci dà la possibilità di esprimere con sincerità tutto il nostro essere. Se prevalesse l’istinto di combattere, diventeremmo solo picchiatori, senza criterio. Se dessimo importanza solo all’aspetto filosofico, diventeremmo degli intellettuali senza praticità. Per essere un vero artista, l’uomo, il praticante, deve armonizzare entrambe le cose e renderle parte di sé; attraverso un lungo e scrupoloso processo di apprendimento e allenamento, si è in grado di esprimere onestamente se stessi nelle arti marziali.
Durante gli anni trascorsi ad apprendere, ad applicare i principi e la filosofia dell’arte del JKD negli stage a Genova con Davide Gardella e con Ted Wong, ho conosciuto in profondità il pensiero e lo spirito di Bruce.
Ho conosciuto non Bruce l’invincibile, l’attore famoso, o la star di Hollywood, ma Bruce l’uomo, l’essere umano, l’artista della vita. Questo è ciò che rende un praticante della sua arte, eredità viva e fiamma incandescente che mai perderà il suo folclore.
Nessun uomo potrà mai eguagliare la sua umanità, perché ognuno di noi è un essere unico e irripetibile, e Bruce era unico ed irripetibile nel suo genere. Fino a quando crederemo in noi stessi e ci identificheremo nel reale spirito delle arti marziali, Bruce Lee non morirà mai e, sarà sempre una fonte inesauribile di ispirazione per tutti coloro che amano e praticano con serietà e perseveranza, le arti marziali.
Luigi Clemente

 

Il nome,i riferimenti, immagini, simboli, logo e marchi, associati a Ted Wong sono di proprietà di Ted Wong e sono utilizzati dal JEET KUNE DO – C.A.A.M. con l’esplicito permesso di Ted Wong. Nessun contenuto può essere estratto o utilizzato con qualsiasi mezzo, in tutto o in parte, senza l’espressa autorizzazione di Ted Wong. Tutti gli altri marchi appartengono ai legittimi proprietari.

Tutti Noi Possiamo Fare La Differenza

Ho pensato che tutte le persone che fanno sport e che dedicano il proprio tempo ai ragazzi possano da questa lettura trarre utili momenti di riflessione, così come è stato per me.

 

Ad una cena di beneficenza per una scuola che cura bambini con problemi di apprendimento, il padre di uno degli studenti fece un discorso che non sarebbe mai più stato dimenticato da nessuno dei presenti. Dopo aver lodato la scuola ed il suo eccellente staff, egli pose una domanda: “Quando non viene raggiunta da interferenze esterne, la natura fa il suo lavoro con perfezione. Purtroppo mio figlio Shay non può imparare le cose nel modo in cui lo fanno gli altri bambini. Non può comprendere

profondamente le cose come gli altri. Dov’è il naturale ordine delle cose quando si tratta di mio figlio?” Il pubblico alla domanda si fece silenzioso.Il padre continuò: “Penso che quando viene al mondo un bambino come Shay,handicappato fisicamente e mentalmente, si presenta la grande opportunità di realizzare la natura umana e avviene nel modo in cui le altre persone trattano quel bambino.”

A quel punto cominciò a narrare una storia:

Shay e suo padre passeggiavano nei pressi di un parco dove Shay sapeva che c’erano bambini che giocavano a baseball.Shay chiese: “Pensi che quei ragazzi mi faranno giocare?”  Il padre di Shay sapeva che la maggior parte di loro non avrebbe voluto in squadra un giocatore come Shay, ma sapeva anche  che se gli fosse stato permesso di giocare, questo avrebbe dato a suo figlio la speranza di poter essere accettato dagli altri a discapito del suo handicap, cosa di cui Shay aveva immensamente bisogno. Il padre si Shay si avvicinò ad uno dei ragazzi sul campo e chiese (non aspettandosi molto) se suo figlio potesse giocare. Il ragazzo si guardò intorno in cerca di consenso e disse: “Stiamo perdendo di sei punti e il gioco è all’ottavo inning. Penso che possa entrare nella squadra: lo faremo entrare nel nono” . Shay entrò nella panchina della squadra e con un sorriso enorme, si mise su la maglia del team. Il padre guardò la scena con le lacrime agli occhi e con un senso di calore nel petto.

I ragazzi videro la gioia del padre all’idea che il figlio fosse accettato dagli altri. Alla fine dell’ottavo inning, la squadra di Shay prese alcuni punti ma era sempre indietro di tre punti. All’inizio del nono inning Shay indossò il guanto ed entrò in campo.

Anche se nessun tiro arrivò nella sua direzione, lui era in estasi solo all’idea di giocare in un campo da baseball e con un enorme sorriso che andava da orecchio ad orecchio salutava suo padre sugli spalti. Alla fine del nono inning la squadra di Shay segnò un nuovo punto: ora, con due out e le basi cariche si poteva anche pensare di vincere e Shay era incaricato di

essere il prossimo alla battuta. A questo punto, avrebbero lasciato battere Shay anche se significava perdere la partita? Incredibilmente lo lasciarono battere. Tutti sapevano che era una cosa impossibile per Shay che non sapeva nemmeno

tenere in mano la mazza, tantomeno colpire una palla. In ogni caso, come Shay si mise alla battuta, il lanciatore, capendo che la squadra stava rinunciando alla vittoria in cambio di quel magico momento per Shay, si avvicinò di qualche passo e tirò la palla così piano e mirando perché Shay potesse prenderla con la mazza. Il primo tirò arrivò a destinazione e Shay dondolò goffamente mancando la palla. Di nuovo il tiratore si avvicinò di qualche passo per tirare dolcemente la palla a Shay. Come il tiro lo raggiunse Shay dondolò e questa volta colpì la palla che ritornò lentamente verso il tiratore. Ma il gioco non era ancora

finito. A quel punto il battitore andò a raccogliere la palla: avrebbe potuto darla all’ uomo in prima base e Shay sarebbe stato eliminato e la partita sarebbe finita. Invece… Il tiratore lanciò la palla di molto oltre l’uomo in prima base e in modo che nessun altro della squadra potesse raccoglierla. Tutti dagli spalti e tutti i componenti delle due squadre incominciarono a gridare: “Shay corri in prima base! Corri in prima base!” Mai Shay in tutta la sua vita aveva corso così lontano, ma lo fece e così raggiunse la prima base. Raggiunse la prima base con occhi spalancati dall’emozione. A quell punto tutti urlarono: ” Corri fino alla seconda base!”  Prendendo fiato Shay corse fino alla seconda trafelato. Nel momento in cui Shay arrivò alla seconda base la squadra avversaria aveva ormai recuperato la palla.. Il ragazzo più piccolo di età che aveva ripreso la palla quindi sapeva di poter

vincere e diventare l’eroe della partita, avrebbe potuto tirare la palla all’uomo in seconda base ma fece come il tiratore prima di lui, la lanciò intenzionalmente molto oltre l’uomo in terza base e in modo che nessun altro della squadra potesse raccoglierla. Tutti urlavano: “Bravo Shay, vai così! Ora corri!” Shay raggiunse la terza base perché un ragazzo del team avversario lo

raggiunse e lo aiutò girandolo nella direzione giusta. Nel momento in cui Shay raggiunse la terza base tutti urlavano di gioia. A quel punto tutti gridarono: ” Corri in prima, torna in base!!!!”  E così fece: da solo tornò in prima base, dove tutti lo sollevarono in aria e ne fecero l’eroe della partita. “Quel giorno – disse il padre piangendo – i ragazzi di entrambe le squadre hanno aiutato a portare in questo mondo un grande dono di vero amore ed umanità”.

Shay non è vissuto fino all’estate successiva. E’ morto l’inverno dopo ma non si è mai più dimenticato di essere l’eroe della partita e di aver reso orgoglioso e felice suo padre… nè dimenticò mai l’abbraccio di sua madre quando tornato a casa le raccontò di aver giocato e vinto.

ED ORA UNA PICCOLA NOTA AL FONDO DI QUESTA STORIA:

In internet ci scambiamo un sacco di giochi e mail scherzose senza che queste ci facciano riflettere, ma quando si tratta di diffondere mail sulle scelte della vita noi esitiamo. Il crudo, il volgare e l’osceno passano liberamente nel cyber spazio, ma le

discussioni pubbliche sulla decenza sono troppo spesso soppresse nella nostre scuole e nei luoghi di lavoro.

Se stai pensando di forwardare questo messaggio, c’è probabilità che sfoglierai i tuoi contatti di rubrica scegliendo le persone ‘appropriate’ o ‘inappropriate’ a ricevere questo messaggio.

Bene: la persona che ti ha mandato questa e-mail pensa che TUTTI NOI POSSIAMO FARE LA DIFFERENZA.

Tutti noi abbiamo migliaia di opportunità, ogni giorno, di aiutare il ‘naturale corso delle cose’ a realizzarsi.

Ogni interazione tra persone, anche la più inaspettata, ci offre una opportunità: passiamo una calda scintilla d’amore e umanità o rinunciamo a questa opportunità e lasciamo il mondo un po’ più freddo?

Un uomo saggio una volta disse che ogni società è giudicata in base a come tratta soprattutto i meno fortunati!

Ora tu hai 2 scelte:

1.cancellare

2. inoltrare

Possa questo giorno essere un giorno luminoso….

 Luigi Clemente

Dimostrazione di Jeet Kune Do al C.U.S. di Bari

 

locandina dimostrazione

Il 27 marzo 2010 è stato un giorno molto speciale per la Neo Associazione Jeet Kune Do Bari che si impegna nel divulgare con passione e cuore l’arte di Bruce Lee nella città di Bari. Infatti il gruppo degli studenti e il presidente dell’associazione: Luigi Clemente (Istruttore Riconosciuto di Davide Gardella e Ted Wong), si sono esibiti in una dimostrazione dell’arte e della scienza del Jeet Kune Do presso il Centro Universitario Sportivo di Bari. La manifestazione era aperta più che altro a tutti gli universitari (per evitare frangenti dall’esterno), ed è stata la prima volta che il JKD si è presentato ufficialmente in codesta città. Alla dimostrazione hanno preso parte la maggior parte degli studenti che fanno parte del gruppo di Bari e, a visionare l’evento cerano gli studenti universitari di Bari, il presidente del C.U.S. ed infine i maestri di varie discipline marziali.

La dimostrazione è cominciata intorno alle dieci del mattino e, l’insegnante Luigi Clemente ha cominciato a spiegare alcuni principi del JKD, come la posizione di guardia, il footwork, la linea direttrice ecc. In modo molto semplice ha spiegato come Bruce Lee perfezionava le sue tecniche in modo efficace attraverso lo studio, la pratica e ovviamente il combattimento.

one inch punchDopo di ciò spiegando sempre di come Bruce Lee perfezionasse il JKD e quali erano i suoi principi chiave, Luigi ha messo in evidenza gli aspetti del Diretto con la mano avanzata. Infatti si è cimentato nel ONE – INCH PUNCH una tecnica a distanza corta che, attraverso la rotazione del bacino e il footwork crea una potenza micidiale. Infatti questa è la tecnica che rese famoso Bruce Lee durante una dimostrazione che Egli tenne al Torneo di Karate a Long Beach (California) nel 1964. Dopo aver spiegato e messo in pratica la tecnica del Diretto avanzato, Luigi ha cominciato a parlare delle varie combinazioni di calci e pugni presenti nel JKD e di come esse siano frutto di esperienze vissute nello studio della scienza e della biomeccanica del corpo umano. Per far rendere molto più interessante questo evento, Luigi ha messo in risalto i suoi studenti più esperti, lasciando che si cimentassero nelle combinazioni di base del JKD, tra cui: diretto – cross – gancio, o anche: kick – punch – kick e via discorrendo.diretto di maurizio

Mettendosi nuovamente in gioco, Luigi ha cominciato a parlare dello sparring presente nel JKD. Infatti Bruce Lee pensava che per comprendere pienamente l’essenza del combattimento, il combattente dovesse allenarsi in modo reale combattendo con caschi, guantoni e varie protezioni. Infatti egli stesso dice: “quando lo studente comincerà a fare sparring, smetterà di cercare l’accumulo di tecniche. Piuttosto dedicherà le necessarie ore di pratica alla tecnica semplice per la sua corretta esecuzione”. Infatti il JKD non ha molte tecniche, il suo scopo non è accumulare. Piuttosto si tratta di ridurre al minimo quello che non serve, perfezionando ciò che realmente è efficace in un combattimento. Tutti gli studenti più esperti hanno dato prova di grande abilità cimentandosi nel combattimento mettendo in pratica quanto hanno imparato nel corso delle lezioni.

Alla fine della dimostrazione, tutti i presenti hanno fatto i complimenti all’insegnante e ai suoi rispettivi studenti, per l’ottima preparazione fisica e per la padronanza delle tecniche. E’ stata una bellissima esperienza, anche se non ce stato un grande afflusso di gente, tutti noi abbiamo imparato qualcosa da questa esperienza ed ora l’importante è impegnarsi sempre di più, per diventare ancora più efficienti.

Luigi Clemente

 
 
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