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Bruce Lee e la sua abilità fisica

Un aspetto su cui occorre approfondire, riguarda sicuramente l’abilità ed il modo, con cui Bruce Lee costruì il suo corpo.

Molte persone, tra cui molti atleti, si sono ispirati a Bruce Lee, in virtù non solo del suo essere un atleta marziale eccezionale, ma come modello di abilità fisiche fuori dal comune.

Alcuni maestri di Arti Marziali, hanno sempre sostenuto che nessuno poteva raggiungere risultati simili a quelli di Bruce Lee, perchè nessuno di noi era stato dotato da madre natura o dalla genetica, di tali fortune. In realtà questo discorso, va contro il principio e la filosofia che Bruce ha sempre cercato di trasmettere a tutti i suoi allievi e a chi, semplicemente, chiedeva di migliorarsi.

Ognuno di noi, ha delle qualità e delle potenzialità, che può sfruttare per diventare una persona migliore, sia come atleta, sia in genere nella vita ed è quello che sostanzialmente fece Bruce Lee. Il corpo fantastico che possedeva, non era stato dotato da madre natura, ma fu il risultato di un lungo e duro lavoro minuzioso, attento, accompagnato da uno spirito, potremmo dire, guerriero.

Questo ragazzi miei, ci fa comprendere la natura dell’essere umano.

Ogni essere umano ha di per sè, qualità che può sviluppare e migliorare, ma solo se ha la forza di volontà per farlo.

Bruce Lee creò con gli anni di, programmi di allenamento sempre più efficaci, indirizzati ad ottenere il miglior risultato, senza sprecare neanche un solo istante del suo tempo.

Era molto sciolto ed elastico, grazie al suo programma speciale e continuo, di stretching, di sollevamento pesi e di altri strumenti che utilizzava per migliorare le sue qualità di lottatore e di Artista.

Come Bruce Lee stesso disse: “Molti non ci crederanno, ma io ho trascorso ore a perfezionare ogni cosa che facevo”. Ed è proprio così. Bruce si allenava sempre in modo incrociato, cioè lavorava sulla forza mediante un programma speciale con i pesi, alternando esercizi mirati al miglioramento della flessibilità, aumentando il range di movimento. Inoltre, ogni giorno, lavorava sul suo sistema cardiovascolare mediante jogging e programmi a circuiti. È stato il primo ad usare per i suoi allenamenti, i tre grandi pilastri del fitness.

Per approfondire le conoscenze sull’abilità fisica di Bruce Lee, consiglio vivamente la lettura del libro: “La perfezione del corpo” di Edizioni Mediteranee. È un libro ricchissimo di spunti su come Bruce abbia sviluppato la sua leggendaria potenza, i programmi di allenamento e tanto altro. Questo vi darà un resoconto molto dettagliato sull’atleta e sull’artista marziale.

Ovviamente la conoscenza di tale libro non vi darà l’apriti sesamo del fitness. Solo mediante gli studi su voi stessi, riuscirete a trovare il metodo migliore che vi permetterà di progredire nella giusta direzione. Bisogna essere disposti a lavorare sodo per poter esprimere voi stessi al massimo.

E sono sicuro che ognuno di noi, può riuscirci.

Luigi Clemente

I 14 Errori comuni presenti nell’insegnamento del JKD

Premessa del curatore del blog:

Ted Wong, una delle persone più autorevoli nel campo del JKD di Bruce Lee, mostra in questa intervista, apparsa sulla rivista Black Belt del 2010, l’anno in cui Sifu morì, gli errori più evidenti nell’insegnamento attuale del “JKD”. Infatti Ted Wong analizza ogni aspetto dell’arte; dalle origini (molti degli attuali istruttori di JKD, pensano ancora che il JKD sia lo sviluppo massimo del Wing Chun), alla meccanica di ogni tecnica e come esse vengono eseguite. Insomma è un vero e proprio testamento di Ted Wong prima di morire nel novembre del 2010, al fine di illuminare le nuove generazioni sui reali principi e fondamenti del JKD, rispetto a molti che, per anni, non hanno fatto altro che insegnare altro, etichettando i loro insegnamenti come “l’arte di Bruce Lee”.

Ho cercato di tradurre il più fedelmente possibile, perchè purtroppo la versione italiana non esiste. Godetevela appieno e, con il cuore pieno di gioia, auguro a coloro che la leggeranno, di chiarire molti dei dubbi ancora presenti nel mondo di Bruce Lee e della sua arte. “Jeet Kune Do C.A.A.M. Bari”

Tecniche di Jeet Kune Do: Errore n. 1 (Origini errate)

Non tutti gli aspetti nel tirare pugni nel JKD  derivano dal Wing Chun Kung Fu, dice Ted Wong. “Molto di quello che viene insegnato oggi nel JKD è basato sulla struttura del Wing Chun. Io ho molto rispetto per il Wing Chun, ma non è JKD. Infatti, la maggior parte delle note scritte da Bruce Lee nel Tao Of Jeet Kune Do, provengono dalla boxe e dalla scherma.

“Una delle più importanti frasi all’interno del Tao Of JKD proviene da un libro di boxe: “L’essenza del combattimento è l’arte di sapersi muovere al momento giusto”. Ma per muoverti tu hai bisogno di pensare come uno schermidore poiché la chiave è la mobilità nel JKD e in ogni altra arte di combattimento”.

Tecniche di Jeet Kune Do: Errore n. 2 (Equilibrio errato)        

Bruce Lee insegna che la chiave per essere in equilibrio consiste nel tenere la testa verticalmente oltre la linea di connessione con i tuoi piedi, Ted Wong dice: “Se non riesci ad imprimere forza con l’avversario spostati indietro, pur rimanendo in posizione statica sarai in equilibrio. Peggio ancora, non è possibile passarci sopra quando il tuo equilibrio è fuori uso. Sarai limitato nei tuoi movimenti nel JKD, sia un pugno o un calcio, non sarai in grado di sferrare nessun colpo con qualsiasi forza, egli dice.

In alcuni casi, quando il tuo avversario arretra dopo aver sferrato il primo colpo, hai bisogno di inseguirlo per riuscire a stanarlo. Questo avviene quando hai realmente la testa sopra la linea tra i piedi, in modo che tu possa chiudere rapidamente la distanza.

Tecniche di Jeet Kune Do: Errore n. 3 (Errata posizione di guardia)

Bruce Lee ha sviluppato la posizione di guardia del JKD per un motivo: non tutti gli avversari sono uguali ed esistono tantissime situazioni. A maggior ragione, bisogna non abbandonarla come fanno differenti tipi di avversari, i grappler , ad esempio.

“Se la vostra posizione è troppo larga, vi sarà difficile spostarvi”, dice Ted Wong. “Un grappler riuscirà ad afferrarvi e a gettarvi a terra. Se mantenete la corretta posizione mentre il tuo avversario tenta di colpire la tua gamba avanzata, tuttavia, sarai in grado di colpirlo e di spostarti rapidamente”.

Ricordati di mantenere l’equilibrio in avanti per massimizzare la forza, aggiunge.

Al fine di eseguire correttamente i movimenti del JKD, è necessario sviluppare il giusto atteggiamento. Per costruire la giusta posizione, immagina una linea fra te e l’avversario. La punta del piede davanti deve poggiare su quella linea e allo stesso tempo deve fare lo stesso l’arco del piede posteriore. In questo modo viene a crearsi un triangolo isoscele con la punta del piede avanzato e il tallone del piede arretrato ed essere entrambi convergenti sulla stessa linea.

“Se vi posizionate in modo aperto come il pugile,  la linea punterà lontano rispetto al tuo avversario, e ti farà perdere forza nella struttura, dice Ted Wong.  “Una parte fondamentale del JKD è, non è quanto veloce sai colpire, o quanta forza hai nei muscoli; hai bisogno di avere una struttura solida. Devi mantenerla intatta, non importa dove o come ti sposti. Quando sei fuori misura, perdi la forza e la mobilità”.

Tecniche di Jeet Kune Do: Errore n. 4 (Errata comprensione)

Per poter colpire correttamente nel JKD, hai bisogno di tre tipi di forze, dice Ted Wong. La prima è verticale. La posizione parte leggermente dal basso, e quando colpisci ti muovi verso l’alto. Questo normalmente si usa nel montante.

“La seconda forza è lineare, cioè significa che stai muovendoti in avanti. Questo è il tipo di forza che utilizza il diretto con la mano avanzata”. Ovviamente, il footwork ha un ruolo fondamentale per creare questi spostamenti in avanti.

“La terza forza invece è rotazionale. Essa viene usata ruotando i fianchi ed è la forza sviluppata da un gancio e da un calcio a gancio”.

Tecniche di Jeet Kune Do: Errore n. 5 (Errata distanza)

Forse l’errore più comune che la gente fa imparando il JKD è il giudicare male la distanza, dice Ted Wong. “Se sbagli la distanza, non è possibile utilizzare le vostre tecniche, combinazioni, e potresti venire colpito. Quindi è di fondamentale importanza essere abili a giudicare la distanza”.

La filosofia che deriva dalla scherma, è semplice: stare abbastanza lontano per prevenire il suo tocco ed evitare che l’avversario vi colpisca con un pugno o un calcio – ed essere in grado di inclinarsi verso di voi e toccarvi. Ovviamente, anche voi dovete fare lo stesso per raggiungerlo, ma poiché siete allenati a colmare questa lacuna, sarà più facile per voi.

Tecniche di Jeet Kune Do: Errore n. 6 (Errato tempismo)

“Nessuno sferra un pugno come nel JKD”, afferma Ted Wong. Ed è per questo motivo che per un artista marziale medio è difficile padroneggiarne le tecniche. Quando sviluppi il tempismo nei movimenti del JKD, Ted Wong è un fermo sostenitore di un motto schermistico: “la mano prima del piede, sempre”.

“Si può notare ciò nel Tao Of JKD”, dice. “La tua mano si muove prima del movimento dei piedi. Esso viene da Aldo Nadi, che è stato quattro volte campione olimpico di scherma. Questo vi permette di colmare l’intervallo di tempo e lanciare l’attacco”.

Tecniche di Jeet Kune Do: Errore n. 7 (Errata difesa)

Molti studenti tendono ad inclinarsi troppo lontano dall’avversario per evitare un pugno. Ted Wong definisce questo errore come “distribuzione metà – metà”. Contrariamente all’inclinazione, la parte superiore del corpo è piegato ad angolo indietro per coprire metà della distanza per un movimento evasivo e il vostro footwork copre l’altra metà.

Così per avere un margine di sicurezza, e non lasciarti in balia di un fuori misura o perdita di equilibrio, entrambi  potrebbero precludere un contrattacco, egli dice.

FINE PRIMA PARTE

Le persone certificate da Bruce Lee

La maggior parte delle persone, che hanno avuto più o meno a che fare con il Jeet Kune Do credono che, tutti gli studenti di Bruce Lee siano stati certificati con l’intento di insegnare JKD, ma non è del tutto vero.

Tuttavia dare spiegazioni più chiare su chi sia stato certificato da Bruce Lee può aiutare la gente ad eliminare tale confusione.

Bruce Lee negli Stati Uniti aprì tre palestre: una a Seattle (1964), una ad Okland (1966) ed una a Los Angeles (1967).

Spostandosi da una località all’altra , Bruce non poteva gestire da solo tutte e tre le palestre, così impiegò i suoi studenti più preparati. A Seattle Taky Kimura che fu uno degli studenti più dotati; ciò che Taky imparò in quel periodo da Bruce Lee era sostanzialmente Wing Chun; mentre ad Okland mise James Yimm Lee. Non essendo ancora stato creato il termine JKD, anche James Lee imparò il Wing Chun.

La svolta decisiva, avvenne a Los Angeles nel 1967, anno in cui Bruce Lee cominciò a riferirsi alla sua Arte con un nome nuovo. Non per altro fu l’anno che Bruce Lee attribuì il nome Jeet Kune Do alla sua arte.

Solamente due studenti di Bruce Lee furono certificati per insegnare il Jeet Kune Do e, questi furono:Dan Inosanto e Ted Wong.

Tuttavia egli, non designò mai un successore per portare avanti il Jeet Kune Do, perchè di certo non sapeva che sarebbe morto così giovane.

La cosa certa, e che nel febbraio del 1970 Bruce Lee, decise di chiudere tutte e tre le sue palestre, perchè egli disse una volta:

“ho voluto che tutte e tre le mie palestre fossero chiuse come voi saprete, ed insegno privatamente perchè non credo nelle scuole” BruceLee

 

Luigi Clemente

Lo Sviluppo del Jeet Kune Do

Logo ufficiale jkd bariMolti credono che Bruce Lee abbia imparato molte arti marziali da altrettanti maestri ed abbia sviluppato il Jeet Kune Do selezionando quelle che riteneva le tecniche migliori dei diversi stili.

Ma Bruce Lee ebbe un solo maestro, Yip Man, sotto la cui guida apprese il Wing Chun Kung Fu, dal 1954 al 1958. Ad Hong Kong entrò a far parte della squadra di Pugilato della St. Francis Xavier School e nel 1957 vinse un torneo di Boxe. Negli Stati Uniti ebbe poi modo di incontrare esponenti di numerose scuole di arti marziali. Tra gli altri, conobbe e strinse amicizia con Ed Parker, fondatore del Kenpo Karate, Jhoon Rhee, considerato il padre del Tae Kwon Do americano, il maestro di Ju Jitsu Wally Jay, Hawyard Nishioka, campione nazionale di Judo ai giochi panamericani e cintura nera di Karate Shotokan, Fred Sato, maestro di Judo, il famoso judoka e wrestler Jene Le Bell, i campioni di Karate Mike Stone, Joe Lewis, Louis Delgado e Chuck Norris. Bruce Lee ebbe sicuramente scambi di opinioni e condivise conoscenze con queste persone, ma questo non significa che dedicasse il suo tempo a praticare ogni arte marziale con cui veniva a contatto. Sono molte le testimonianze autorevoli che esprimono il valore di Bruce Lee come combattente e come maestro. Hawyard Nishioka, che ancora oggi non si capacita di come Bruce Lee lo fece letteralmente volare con il suo “One Inch Punch”, presentò una tesi scientifica all’Università della California che dimostrava la maggior potenza del pugno del Jeet Kune Do rispetto a quella del pugno classico del Karate. Louis Delgado, che una volta sconfisse Chuch Norris al Grand Championship di New York, ha raccontato che benchè avesse affrontato moltissimi combattenti l’unico a sbalordirlo e a metterlo in soggezione fu Bruce Lee. bruce lee diretto avanzato

 Ernest Lieb, cintura nera 5° dan e direttore della American Karate Association, si allenò con Bruce Lee parecchie volte e disse che la sua velocità superava quella della maggior parte delle cinture nere che conosceva. Lui stesso non si considerava un avversario all’altezza di Bruce Lee. Lo stesso Jhoon Rhee, uno dei più famosi maestri di Tae Kwon Do, ha dichiarato che non sarebbe mai salito su un ring con Bruce Lee. L’imbattuto campione dei pesi massimi di Kickboxing Joe Lewis, che collaudò gli insegnamenti di Bruce Lee nei primi incontri full-contact ha sempre riconosciuto il debito al suo maestro.

Bruce Lee non rimase mai molto impressionato da ciò che offrivano la maggior parte dei sistemi orientali di combattimento. Ciò non vuol dire che non abbia avuto rispetto od ammirazione per alcuni maestri od atleti, perchè ha sempre sostenuto che ci sono uomini forti e preparati in ogni specialità, ma tecnicamente parlando, riguardo i vari metodi fu per lo più critico. L’evoluzione del Jeet Kune Do fu influenzata fondamentalmente dal Pugilato e dalla Scherma occidentale. Il riferimento a queste discipline è costante nelle migliaia di pagine di scritti di Bruce Lee, laddove gli altri metodi vengono esauriti in poche righe in cui si limita ad elencarne punti deboli e punti forti. Egli riteneva importante conoscere le caratteristiche dei vari sistemi. Adattarsi a tutti i metodi significava poter incontrare tutti i sistemi senza venire condizionato da essi. bruce and ted

Bruce Lee sviluppò il Jeet Kune Do, con l’essenzialità del suo approccio tecnico e dei suoi principi, proprio per non avere bisogno d’altro. Se il punto di partenza fu il Wing Chun, il Jeet Kune Do non è un Wing Chun modificato, e neppure Pugilato con l’aggiunta di tecniche di calcio, cioè una specie di Kickboxing. 

Inizialmente Bruce Lee cercò in effetti di sopperire a quelli che considerava i limiti del Wing Chun. Tali modifiche lo indussero in un primo tempo a riferirsi alla sua arte come Jun Fan Gung Fu, o Gung Fu non-classico di Bruce Lee, ma più tardi prese atto che ciò che insegnava era ormai lontano dal Gung Fu, da sentire la necessità di attribuirgli un nome nuovo, da cui l’introduzione del termine Jeet Kune Do.

Davide e LuigiAlcuni sostengono che Bruce Lee in realtà fu costretto a sopperire alla sua incompleta conoscenza del sistema Wing Chun, ma tale spiegazione risulta priva di fondamento, dal momento che il suo progressivo abbandono di quello stile fu pienamente consapevole e voluto. La confusione rispetto alla relazione tra il Wing Chun ed il Jeet Kune Do è in parte conseguenza del fatto che gli studenti di Bruce Lee di Seattle (dal 1959 al 1964) e di Oakland (dal 1964 al 1966) appresero tecniche che Bruce Lee successivamente abbandonò. Il 1967 segnò la svolta nell’approccio di Bruce Lee al combattimento e non a caso fu l’anno in cui egli attribuì il nome Jeet Kune Do alla sua  arte. Aveva ormai abbandonato del tutto metodi tradizionali di allenamento in  favore di una preparazione atletica più intensa e dello sparring, con sempre maggiore enfasi posta sulla mobilità. Del Wing Chun mantenne i principi essenziali di economia strutturale o di linea centrale, per’altro gli stessi punti fondamentali del Pugilato e della Scherma. 

Nell’attacco tramite immobilizzazione della mano del Jeet Kune Do vengono impiegati movimenti derivanti dal trapping del Wing Chun, ma molto semplificati, con l’enfasi posta sul colpire rispetto all’intrappolamento vero e proprio. Bruce Lee dedicava tutto il suo tempo ad allenare e perfezionare le tecniche semplici, dirette e non classiche del Jeet Kune Do, ed era sicuro che un diligente lavoro di messa a punto avrebbe permesso di applicare le stesse tecniche anche ai suoi studenti e a chiunque, almeno se è vero che gli esseri umani hanno tutti due braccia e due gambe. Questo in virtù del fatto che tutto il suo studio era fondato sulle leggi fisiche e le caratteristiche meccaniche e funzionali del corpo umano.

Davide Gardella

Cos’è il Jeet Kune Do? Qualcosa che può cambiarti per sempre

CiPiero Belviso e Luigi Clementeò che seguirà in queste righe non lo definirei un articolo e nemmeno un trattato personale bensì un momento d’ ispirazione creativa dettata dal desiderio di esprimere una semplice opinione verso quest’arte che per certi versi è stata travisata negli anni dimenticando i valori fondamentali che il suo fondatore avrebbe voluto instillare in tutti coloro che la praticano. Motivo per cui è mio interesse enfatizzare l’aspetto filosofico e teorico del Jeet Kune Do per un volta a discapito di quello pratico che sembra il solo avere importanza. Se pensiamo alle arti marziali in un contesto globale, parliamo di millenni di tradizione e oserei dire anche di magia che svariati sifu o sensei , che dir si voglia, ci hanno tramandato.  Discipline che hanno sin dalle origini alla loro base una cultura basata sulla conoscenza del proprio corpo e sulla preparazione fisica che ne deriva oltre a tecniche e movimenti che attraverso di esso potevano essere messi in pratica. Tuttavia ciò che accomuna tutto il mondo marziale sono quei principi intrinseci che vanno aldilà del combattimento  poiché come a tutti è noto la prima regola è proprio quella di non fare uso della propria conoscenza se non in caso di estrema necessità. Tuttavia con l’avvento degli sport da combattimento moderni e soprattutto della Tv che permette la diffusione in mondovisione maggiormente di violenza (basti pensare alle MMA) questi principi sono andati pian piano nel dimenticatoio. Però un aspetto positivo di questa globalizzazione lo troviamo proprio in Bruce Lee che grazie ai suoi film è riuscito nell’intento di far conoscere al mondo ciò che aveva creato andando controcorrente a gran parte degli aspetti tradizionalisti pocanzi citati. Non sarò certo un’illustre storico ma dal mio canto ritengo di essere un discreto conoscitore delle arti marziali e non avendo alle spalle esperienze con altri stili mi riesce più facile certe volte saper discernere quanto imparo con la pratica del Jeet Kune Do dalle altre arti marziali.  Tutto ciò deriva da una passione che si può dire essere nata per caso, mai sparita e che mai si spegnerà. Chi non ha mai sognato di destreggiarsi  come “Chen”guardando un suo film; di avere il suo fisico scolpito e omogeneo, velocità e precisione di calci e pugni, quel modo di muoversi con eleganza, e soprattutto quell’urlo che qualsiasi avversario temerebbe. Beh per quanto tutto questo faccia sognare il JKD è molto di più di ciò che compare in una pellicola . Qui si parla di un’arte che ha alle spalle anni di ricerche scientifiche e migliaia di libri sfogliati nel tentativo di creare ciò che davvero fosse stato utile in un combattimento; motivo per cui Lee avePiero Belvisova come obiettivi principali la semplicità e l’economia del movimento. Per quanto siano belli da vedere una mantide religiosa o uno Shaolin avrebbero la stessa efficacia di un diretto con la mano avanzata che potrebbe decretare la vittoria con un solo colpo? Io suppongo proprio di no. Poche tecniche e infinte combinazioni sono la differenza tra la vittoria e la sconfitta ed è proprio per questo motivo che il JKD va studiato a fondo e con pazienza, poiché solo chi lo conosce veramente sa evitare colpi ben più grossi di quelli fisici vale a dire le cattive informazioni di ciarlatani capziosi ,dei quali non citerò i nomi, che ne vogliono fare solo un business personale. Ed è a persone come Ted Wong , il mio maestro e grande amico Luigi Clemente e allo stimatissimo direttore tecnico italiano del settore JKD  Davide Gardella che vanno  miei più sentiti ringraziamenti perché riescono sempre a mantenere vivo lo spirito di Bruce Lee diffondendo ciò che davvero è giusto senza pensare alla gloria personale o al denaro.  La conoscenza acquisita grazie alla laurea in Scienze Motorie sicuramente mi aiuterà  a non trascurare mai il mio fisico e a prepararlo sempre al meglio funzionalmente parlando, ma imparare a muoversi e a pensare come un artista marziale significa dedicarsi anima e corpo con pazienza per superare i propri limiti. Il Jeet Kune Do Bari per me è come una famiglia e quando sono in palestra e so di poter condividere la mia stessa passione con i miei compagni diventa tutto più semplice, perché in fondo non è solo un’arte marziale ma uno stile di vita che ti cambia per sempre.

Piero Belviso

Nota: Piero è mio allievo dal 2011. Ha cominciato ad allenarsi con me privatamente nella mia palestra personale e da allora non ha mai smesso. La sua laurea in scienze motorie lo hanno portato ad ampliare le sue conoscenze nella biomeccanica del corpo, le strutture dei muscoli e quant’altro. Continua ad allenarsi e a maturare sempre di più sia come atleta, sia come praticante di arti marziali!

Luigi Clemente

Seminario Nazionale TWJKD Puglia

Finalmente dopo tre anni di assenza, abbiamo avuto l’onore di ospitare nella nostra città di Bari, il rappresentante italiano di Ted Wong; Davide Gardella. Il seminario si è svolto presso la palestra Iron Gym sabato 2 Aprile con studenti sia di Bari, che di Lecce.

Il seminario è cominciato alle 10:00 del mattino con una buona preparazione fisica, seguita da riscaldamento generale, stretching, potenziamento muscolare e quant’altro. Prima di cominciare il programma di base dello stage, il M° Davide ha fatto lavorare i ragazzi sulla meccanica dei calci e sulla loro esecuzione. Il calcio più utilizzato nel JKD è quello a gancio, perchè è quello che scopre meno, può entrare dappertutto e inoltre non espone molti rischi alla linea centrale. Il caricamento (burst) permette di portare il ginocchio direttamente sul bersaglio e al tempo stesso calciare velocemente e tornare in guardia il più velocemente possibile.

Dopo di ciò, il M° Davide ha esposto alcuni fondamenti del JKD come il footwork; elemento essenziale nel jkd per controllare la distanza. Davide ha spiegato i meccanismi essenziali per rendere le tecniche esplosive. Infatti, Sifu Ted Wong, spiega Davide, si muoveva molto usando il bacino. Questo gli consentiva di spostarsi in tutte le direzioni e in ogni movimento, la testa e il busto si muovevano per primo, i piedi erano l’ultima fase del movimento. Questo permette al praticante di essere elusivo, di controllare meglio i movimenti e di colpire l’avversario col minimo sforzo.

Dopo il footwork, il M° Davide ha spiegato il nucleo fondamentale del diretto con la mano avanzata, il cross ed il gancio. Queste tecniche sono fondamentali per il JKD, ma ancora di più lo è il diretto. Sappiamo tutti la meccanica del diretto destro, perciò mi soffermo solamente negli esercizi. Abbiamo lavorato ai focus con un compagno, cercando di colpire il bersaglio prima senza passo a spinta (push off) e dopo con il passo. Questo per imparare a capire il meccanismo della distanza, la mano che si muove prima, la rotazione corretta del bacino e solo nella parte finale, l’atterraggio dei piedi. Abbiamo lavorato sul diretto con passo indietro; quando l’avversario avanza, è molto difficile colpire con il diretto perchè non ho tempo e non ho spazio sufficiente, quindi cerco di sfruttare la distanza a mio vantaggio e colpisco l’avversario mentre fa egli un passo in avanti. Questo mi permette di correggermi e di tornare nella misura giusta per contrattaccare a mia volta.

Dopodichè abbiamo lavorato sul colpo d’arresto (elemento importantissimo nel JKD) per imparare a colpire nel momento giusto. Bruce Lee aveva questa capacità di “guardare dentro” l’avversario (abilità in parte innata e in parte sviluppata con l’allenamento), permettendogli di colpire l’avversario nel momento più opportuno e di conservare le energie col minimo sforzo. Era capace, detto da Ted Wong e da Davide Gardella, di colmare la distanza velocemente, colpire senza che l’avversario se ne accorgesse e ritornare a distanza di sicurezza. Abbiamo lavorato con molti esercizi ai focus per sviluppare questa capacità che richiede molta concentrazione e tanto lavoro su noi stessi.

Infine, come ultima fase dello stage, abbiamo lavorato sulle combinazioni di pugni sia ai focus, sia a vuoto davanti allo specchio. Abbiamo imparato a creare diverse combinazioni (usando la logica della meccanica di ogni pugno) e piano piano ad eseguirle aumentando progressivamente la velocità. Questo tipo di esercizio serve, oltre ad aumentare il fiato, anche ad usare il cervello, al fine di memorizzare con la mente e con il corpo, ogni pugno e utilizzarlo a ripetizione tirandone uno dietro l’altro.

Questo è stato il nucleo di tutto lo stage tenuto dal M° Davide Gardella. Ancora una volta, Bruce Lee e Ted Wong erano certamente presenti e, sono certo che entrambi sono fieri del lavoro svolto da Davide, per tramandare i reali fondamenti del JKD. Noi del JKD PUGLIA lo seguiamo con passione perchè crediamo in lui e nella sua lealtà nei confronti del nostro beneamato Sifu Ted Wong. Infatti tutto lo stage è stato dedicato a lui e alla sua memoria e, noi non possiamo fare altro che essergli grati per la conoscenza che ci ha lasciato. Continueremo ad allenarci, a seguire i suoi insegnamenti e, nel nostro piccolo, aiuteremo Davide Gardella a tramandare il JKD alle future generazioni, così come Bruce e Ted avrebbero voluto.

Luigi Clemente

Intervista esclusiva a Davide Gardella

Domande per Davide Gardella a proposito del JKD
Da parte di Luigi ClementeDavide Gardella

In che periodo della tua vita sei entrato in contatto col jkd e, quali sono state le tue impressioni a riguardo?

R. Sono venuto a sapere dell’esistenza del Jeet Kune Do dopo essermi interessato a Bruce Lee.
Quando ero bambino, poco prima di iniziare a praticare Ju Jutsu, conoscevo di fama Bruce Lee come “il Re del Kung Fu”. Comunque il Kung Fu era una disciplina ancora poco diffusa rispetto a Ju Jutsu e Karate. Di fatto se si volevano trovare informazioni riguardo al JKD, l’unica possibilità era attingere direttamente al lavoro di Bruce Lee.
Non tutto il materiale lasciato da Bruce Lee tratta del JKD, tuttavia, come diceva Ted Wong, i suoi appunti sono la mappa da seguire per farsi un’idea precisa della sua arte.
Mi procurai uno dei primi libri che raccoglieva parte degli scritti di Bruce Lee, un volume diverso dai manuali di Karate o Kung Fu reperibili, fatti di molte foto accompagnate da poche righe di descrizione. Una prima lettura, risultò per me di non facile comprensione, ma bastò a convincermi che l’autore sull’arte del combattimento a mani nude doveva saperne qualcosa. Per inciso questa fu la prima valutazione di Ted Wong quando conobbe Bruce Lee, un maestro tanto giovane quanto innovativo.
Non ho mai smesso di seguire “la mappa” durante il mio cammino di crescita nelle arti marziali, da principiante, ad agonista, ad insegnante. Poi è giunto anche il momento di diventare studente di Ted Wong. “Quando l’allievo è pronto, il Maestro arriva”.

Molti hanno definito il jkd come qualcosa che funzionava bene solo per Bruce Lee; alcuni sostengono che il jkd non esiste, che è solo una filosofia o esperienza personale! Qual è per te il fondamento del jkd? Concordi con ciò che dicono molti cosiddetti praticanti, oppure c’è qualcosa di ben più profondo?

R. Affermare che il JKD “funzionava solo per Bruce Lee…”, sarebbe come dire che il Pugilato funzionava solo per persone come Sugar Ray Robinson o Ali. Realisticamente non tutti possono essere campioni eccezionali, ma molti possono diventare ottimi pugili. Se si vuole dire che per applicare il JKD occorre essere preparati ed allenarsi molto, faticare e fare sacrifici, questo corrisponde al vero. Come per ogni disciplina sportiva o attività umana, nel JKD il successo è proporzionale all’impegno. Pensare di conseguire un’adeguata padronanza senza dedizione ed anni di lavoro è una mera illusione. Non si possono ottenere risultati paragonabili a quelli di Bruce Lee se non si è disposti a lavorare come lui.
Personalmente ritengo paradossale la presunta “non esistenza” del JKD. Se il JKD non esistesse sarebbe logico astenersi dal promuovere insegnamenti come JKD o fare tanti discorsi sul nulla. Si può valutare che ogni disciplina, non esclusivamente il JKD, è di per sè un’astrazione: concretamente esistono i pugili che fanno pugilato, non il Pugilato, schermidori che fanno scherma, non la Scherma,lottatori che fanno la lotta non la Lotta. Se il JKD fosse un mix di tecniche di altre arti marziali allora si potrebbe dire che non esiste. Dopotutto oggi ci sono le MMA e non si chiamano JKD. Ma il JKD ha tecniche, principi e strategie proprie, quelle che Bruce Lee ha sintetizzato e, non dimentichiamolo, anche insegnato ad altri. Le precedenti, come altre affermazioni dalla parvenza di “filosofate”, tipo “il JKD non può essere insegnato…”, mi sembrano alibi sfruttatati per legittimare insegnamenti che poco hanno a che fare con l’arte di Bruce Lee, volendo comunque riferirsi a Bruce Lee.
Il JKD è la filosofia di Bruce Lee espressa in arte marziale. Aspetti del suo pensiero possono applicarsi o ritrovarsi in diverse discipline ed anche in altri ambiti dell’esistenza, ma la sua filosofia ed il JKD formano un tutt’uno.Direi che il fondamento del JKD sono i criteri oggettivi di efficienza selezionati da Bruce Lee nel corso della sua ricerca. L’atteggiamento di guardia, la dinamica dei movimenti e delle tecniche, ma anche il controllo della distanza, la scelta di tempo e l’approccio tattico sono costruiti su questi pilastri. A partire da questa base si sviluppano le peculiarità soggettive, ovvero lo stile personale, nel fare uso degli strumenti a disposizione e delle proprie qualità e doti individuali. Facendo un paragone esiste la disciplina del Pugilato con la sua struttura tecnica, ma ogni pugile combatte in modo diverso, sapendosi anche adattare ad avversari e situazioni differenti. Analogamente questo si puo dire per la Scherma: “ogni schermidore ha la sua scherma”. E lo stesso vale per il JKD. Il cuore della filosofia di Bruce Lee è la semplicità, quindi capire il JKD non può risultare complicato.Il buonsenso che possiamo usare per comprendere in sostanza qualsiasi disciplina lo possiamo usare per il JKD. Bruce Lee ricordava che spesso si cercano la verità e la via là dove non sono, mentre esse si trovano nelle cose semplici di ogni giorno.

Bruce Lee è il fondatore del JKD e Ted Wong è colui che ha più di tutti portato avanti i suoi insegnamenti. Cosa ti ispira di entrambi e, cosa ti hanno dato a livello emozionale, spirituale e fisico?

R. Come per altri della mia generazione, le performances di Bruce Lee diedero un impulso alla scelta di dedicarmi alle arti marziali. Inizialmente fu per così dire un imprinting, trasformatosi nel tempo in passione. Maturando ho sempre più apprezzato Bruce Lee non come mito, ma come un uomo con una straordinaria dedizione per quello che faceva, non solo per i risultati ottenuti nel forgiare il proprio corpo alla disciplina marziale, obiettivo perseguito da altri grandi maestri, ma soprattutto per il suo spirito di ricercatore. Basta pensare alla ricchissima collezione di libri da lui raccolta. E’ significativo che abbia elaborato tanto materiale, giungendo ad una sintesi così innovativa nell’arco di pochi anni. Ho letto le fotocopie di vari libri di Pugilato e Scherma appartenuti a Bruce Lee con le sue sottolineature e note a margine e questa possibilità mi ha dato ulteriore conferma dell’accuratezza dei sue analisi.
L’eredità che Bruce Lee ha lasciato tramite i suoi scritti mi ha influenzato, e continua a farlo, nel mio modo di intendere l’arte marziale. Per  questo e per l’importanza che il JKD ricopre nella mia vita nutro un sentimento di riconoscenza nei confronti del suo ideatore. Poi provo la stima che suscitano le persone che hanno forti passioni e le seguono con perseveranza, determinazione e creatività. Ovviamente la mia conoscenza di Bruce Lee è indiretta, ma ritengo che l’idea su di lui come persona si sia avvicinata parecchio alla realtà grazie alle testimonianze ed i racconti di Ted Wong.
In Ted Wong ho trovato il vero Maestro che mi ha guidato nel lavoro sulla tecnica, ma ha anche fatto maturare in me una più profonda prospettiva nelle motivazioni e nell’insegnamento. Al di là dei miei ricordi e sentimenti personali, penso che tutti coloro che hanno avuto contatto con lui fossero emozionati dal fatto che l’amicizia e la devozione per Bruce Lee trasparisse costantemente. Quando analizzava una tecnica od un movimento spiegava perchè il suo maestro li riteneva efficaci, il modo in cui li aveva sviluppati, come e quando glieli aveva insegnati. Citava nel dettaglio le fonti a cui Bruce Lee aveva attinto e parlava dei campioni a cui si era interessato. Ted dimostrava una vastissima competenza in materia, eppure non l’ho mai sentito ascrivere meriti a sè stesso.
Ted Wong è un esempio da seguire. Le qualità che Bruce Lee considerava imprescindibili per un artista marziale si erano concretizzate in lui. Per esempio Ted era un sostenitore del fatto che con l’avanzare dell’età è necessario allenarsi di più al fine di mantenersi ad uno standard adeguato. Nel corso degli anni ho sempre apprezzato in lui un continuo miglioramento nel controllo e nell’economia dei movimenti. Aveva una rapidità di esecuzione e precisione eccezionali, una grandissima padronanza del footwork e delle manovre evasive. Voglio ricordare a tale proposito il pensiero di Bruce Lee: “Il combattimento è l’arte di sapersi muovere si tratta di trovare il bersaglio, evitando di diventare un bersaglio”.
Ho sentito in due diverse occasioni altri due studenti originali di Bruce Lee dichiarare apertamente che se si voleva farsi una chiara idea  di come si muoveva Bruce Lee bisognava guardare Ted Wong. Naturalmente non era sufficiente partecipare ad un suo seminario e poi avere la pretesa di aver capito che Ted Wong “faceva questo…”, o “era preparato su questo aspetto…”. Nei seminari aperti a persone provenienti dalle più varie esperienze, Ted proponeva per scelta quegli elementi che riteneva essenziali per cogliere le peculiarità del JKD. Alcuni si sono fatti l’opinione che Ted Wong impostasse tutto sul combattimento a lunga distanza, quando effettivamente riteneva le abilità nell’in-fighting determinanti in uno scontro. La sua conoscenza era completa, e conoscenza e capacità di applicare erano per lui le uniche cose di valore nel qualificare un insegnante. Quando qualcuno gli chiedeva quanto occorre allenarsi per diventare bravi nel JKD, rispondeva: “E’ importante come ci si allena. Quanto ci si allena non serve se non si hanno le corrette informazioni.”
Sifu Ted aveva una profonda saggezza, dava importanza alla sostanza delle cose. L’abuso del nome Jeet Kune Do per promuovere metodi che nulla avevano a che fare con l’arte di Bruce Lee non gli andava proprio giù, tuttavia riteneva non valesse la pena condurre una battaglia contro mediocrità e malafede. Riteneva invece costruttivo ed importante profondere le sue energie nella formazione dei propri studenti. In definitiva era certo che non si può privare un allievo degli insegnamenti ricevuti. Questa è la sostanza, il tesoro prezioso che gli studenti di Ted Wong possiedono. Bruce Lee faceva notare la differenza tra realizzazione di sè stessi e realizzazione dell’immagine di sè stessi. Ci sono alcuni per cui aver partecipato a qualche seminario di Ted Wong ed aver scattato qualche fotografia con lui è bastato per riferirsi a Ted Wong come il proprio maestro. Durante la permanenza ad Orlando per il Summit del 2008, al quale Ted Wong volle fossero presenti tutti i suoi istruttori, questo fatto venne posto alla sua attenzione. Sifu Ted disse: “Non date importanza alla cosa, voi siete miei studenti per davvero.”

Cosa ti aspetti per il futuro? E quali sono le tue aspirazioni nel proseguimento degli insegnamenti di Sifu Ted Wong?

R. Mi aspetto, per il JKD in particolare, ed in generale per tutte le arti marziali e sport da combattimento, che i praticanti siano sempre più determinati a ricercare la qualità e la sostanza. Penso che questo si possa concretizzare solo grazie ad una grande attenzione nella selezione dei propri insegnanti ed attraverso la formazione di una profonda cultura in materia.
Le persone seriamente motivate ad accostarsi agli insegnamenti trasmessi da Ted Wong, per esempio, dovrebbero valutare che chiunque affermi di essere stato suo studente privato debba poter produrre, a riprova di siffatte dichiarazioni, fotografie e filmati insieme a lui nell’arco di un numero ragionevolmente lungo di anni ed in molte occasioni diverse. Coloro che desiderano intraprendere lo studio dell’arte di Bruce Lee dovrebbero leggere i suoi scritti, in modo da avere dei parametri di riferimento per orientarsi tra i tanti metodi e sistemi etichettati con il nome JKD.
Per quanto riguarda il secondo aspetto più generale, si constata che molti si allenano in una disciplina senza mostrare alcun interesse sulla sua storia e sui maestri o i campioni che hanno contribuito alla sua evoluzione. Al tempo stesso si limitano ad una conoscenza sommaria dei diversi metodi, che solitamente conduce a valutazioni superficiali sulle altre discipline ed a una deprimente povertà di argomentazioni nelle discussioni.
Potendo valutare senza pregiudizi ogni disciplina nella sua vera essenza, attraverso la trasmissione di un valido ed appassionato insegnante, si scoprirebbe in ciascuna valori peculiari, preziosi e formativi. Tornando nello specifico al JKD appare assurdo che quasi tutti al mondo sappiano chi era Bruce Lee, ma ci siano ancora tanta confusione e interminabili diatribe sulla sua arte. E’ comprensibile, e sconfortante, che l’idea più comune tra molti seri esponenti di altre arti marziali e sport da combattimento sembri essere che i primi a non capirci niente siano proprio i praticanti di JKD.
Quelli che vedono Bruce Lee come un mito possono  dividersi tra chi lo idolatra come il combattente più forte mai esistito o all’estremo opposto chi lo considera solo un bluff. Più sensato ed obiettivo sarebbe considerare le opinioni degli artisti marziali, maestri, atleti che lo hanno conosciuto personalmente, tra gli altri Joe Lewis, Mike Stone, Louis Delgado, Gene Le Bell, Wally Jay, Joey Orbillo, Ed Parker, Jhoon Rhee.
Una disposizione razionale e sincera nell’avvicinarsi agli insegnamenti di maestri come Bruce Lee e Ted Wong può rendere giustizia al valore del loro lavoro.
Per quanto riguarda le mie personali aspirazioni nel proseguimento degli insegnamenti del mio maestro devo dire che sono soddisfatto di quello che ho realizzato fino ad ora e sono focalizzato sul presente. Sono parte di un gruppo di persone che stimo come insegnanti e come persone, ma soprattutto sento amiche, alle quali spero di aver trasmesso e, di continuare a farlo, la passione per il JKD ed il senso di responsabilità nella divulgazione dell’eredità che Bruce Lee e Ted Wong ci hanno lasciato.

Considerazioni personali.
Di Luigi Clemente

Davide Gardella nella sua vasta esperienza nel campo dell’insegnamento e della pratica del JKD di Bruce Lee, ha fatto chiarezza su alcuni aspetti storici e pratici del JKD. In modo molto semplice e chiaro, ha parlato della creazione del JKD, così come Bruce Lee l’aveva pensato e sviluppato, inoltre ha messo in evidenza il fatto che, per diventare abili nel JKD, non basta conoscere chi era Bruce Lee o ingurgitare le sue parole. Per migliorare nel JKD, possiamo ricordare le parole di Sifu Ted Wong: “Bruce Lee era così bravo, perchè tale si era reso. Praticava tutto il tempo e cercava sempre nuovi modi per rendere la sua pratica ancora più efficiente”. Cosa vuol dire questo? Significa che, anche se nel JKD ci sono poche tecniche semplici e dirette, ciò che sta alla base della sua efficacia è il costante allenamento.
Inoltre Davide ha chiarito anche la distinzione tra il JKD e le MMA. Il JKD non è un mix di arti marziali, ma ha tecniche e principi propri, quelli a cui Bruce Lee fece riferimento da quando diede alla sua arte un nome nuovo. In sostanza, Davide ha messo alcuni aspetti essenziali da sapere sul JKD, la sua evoluzione e la sua filosofia. Voglio concludere dicendo che tutti possono conoscere la teoria del JKD e, tutti possono parlare di Bruce Lee come un uomo forzuto, imbattibile e quant’altro, ma avere le corrette informazioni e metterle in pratica sono due cose differenti. Per chiarire meglio, cito ancora una volta Bruce Lee: “Io ti ho dato le tecniche, come eseguirle. Ora è affar tuo”.

Stage di TWJKD a Bari con Davide Gardella

“Il praticante di Jeet Kune Do non pensa come un boxeur, pensa come uno schermidore” Ted Wong
 
Finalmente abbiamo avuto con noi, qui, a Bari Davide Gardella per un bellissimo stage dedicato al Jeet Kune Do di Bruce Lee. E’ stata una grande emozione poterlo assistere mentre si dedicava a spiegare con le parole e con i gesti, la radice o il fulcro del JKD.
Tutti hanno conosciuto Davide la sera precedente, dove ciascun studente ha potuto scambiare quattro chiacchiere con lui e cenare con una bella pizza.
Il mattino seguente, cioè Domenica 11 Novembre, presso la Gym 85 di Bari, Davide ha dato il via alle danze, spiegando nel dettaglio i fondamenti della posizione di guardia. Il bacino più basso, i piedi orientati verso l’avversario ad angolo, il tronco rilassato, e le braccia rilassate e pronte all’azione, fanno della posizione del jkd una vera difesa impenetrabile. Davide ha mostrato il JKD in tutte le sue parti, partendo dal Footwork, mostrando strategie di difesa e di attacco e la meccanica dei vari pugni. Il pugno diretto, che è il pugno più importante del JKD, si sferra partendo dalla mano. Come uno schermidore, la lama deve essere la prima a colpire il bersaglio e infine tutto il resto del corpo segue. Proseguendo con la meccanica, ha spiegato il Backfist (colpo rovesciato), il cross con la mano arretrata e per ultimo il gancio. Ripeteva spesso che, ogni tecnica è una variante del Pugno Diretto, perché Bruce Lee non poneva l’enfasi di avere come arsenale un infinità di tecniche, piuttosto il suo fulcro era quello di avere una sola tecnica che funzionasse in diverse situazioni. Da qui Davide ha mostrato molti esercizi per migliorare queste tecniche.
Nella parte finale dello stage, Davide ha mostrato ai partecipanti il footwork avanzato o Half-beat. Infatti questo è il JKD più evoluto. Ha spiegato come spezzare i vari movimenti, i passi base che diventano sempre più piccoli, pur mantenendo una corretta posizione ecc. Infine, parlando di Sifu Ted Wong ha detto: “Se Ted Wong non fosse diventato allievo di Bruce Lee, probabilmente il JKD sarebbe scomparso del tutto”. Questo è stato detto per mettere in chiaro una volta per tutte che, Ted Wong è stato il pioniere del JKD, mantenendo viva la memoria e l’eredità di Bruce Lee.
Tutti sono rimasti estasiati dall’abilità di Davide nel mostrare con i fatti ciò che Bruce Lee intendeva per arte marziale. Ha messo in evidenza le caratteristiche del pensiero di Bruce; la passione che Davide ha messo in questo stage, dimostra chiaramente quanto egli tenga al JKD e la sua missione è quello di preservarlo alle future generazioni.
Infine tutti hanno ricevuto l’attestato di frequenza e hanno potuto fare foto per ricordare con gioia questi momenti trascorsi con lui.
 Luigi Clemente

Stage di JKD in Italia con Teri Tom

Lo scorso maggio, abbiamo avuto nuovamente il piacere, di partecipare ad uno stage in Italia di JKD con l’allieva diretta di Sifu Ted Wong: Teri Tom.
Sono stati due giorni davvero intensi, ricchi di conoscenza, adrenalina e tanto, ma tanto allenamento.
Il primo giorno Teri ha evidenziato i nuclei fondamentali del JKD:
–         LA POSIZIONE DI GUARDIA,
–         IL FOOTWORK
–         – GLI STRUMENTI AVANZATI (DIRETTO, CROSS, GANCIO)
Infatti a differenza dell’anno scorso, c’è stato meno contatto coi focus e, più lavoro sul perfezionamento delle tecniche di base. In ogni aspetto della tecnica, Teri ha evidenziato tutti i piccoli dettagli che, ci permettono di eseguire la tecnica in modo corretto.
Un altro bell’aspetto del primo giorno di allenamento è stato il rapporto di fiducia che Teri Tom ha stretto con noi istruttori, incoraggiandoci a continuare con questo spirito, per instillare negli studenti , il lavoro costante.
Il secondo giorno invece è stato dedicato alle tecniche dalla corta distanza. Infatti, Teri ha messo in evidenza il nucleo dell’infighting distance, usando la posizione di guardia a 45°. Con la posizione di guardia leggermente più aperta rispetto al normale, le tecniche diventano molto più corte, più imprevedibili (a causa del footwork che diventa impercettibile) e soprattutto più potenti, perché sfruttano la completa rotazione del bacino e l’uso del passo a spinta (push off).
Inoltre mettendo in evidenza alcune tecniche di manovre evasive come: Bobbing and Shoulder Roll, Teri ci ha dato la possibilità di sperimentare uno sparring un po’ più aperto; ognuno di noi in coppia con un compagno, dovevamo colpirci a vicenda con quattro o cinque colpi ciascuno. Chi colpiva, doveva cercare di entrare da ogni angolazione, questo però sempre controllato. Mentre chi invece assorbiva i colpi, doveva difendersi parando, schivando e stare chiuso il più possibile. E’ stato, a mio avviso, uno degli esercizi più belli dello stage.
Il fine ultimo dello stage è stato proprio quello di metterci a confronto con un po’ di sparring simulato, usando come esempio questi esercizi sopra descritti.
Non sono mancati i complimenti per tutti e una bellissima cena in memoria dei suoi libri sul JKD che, hanno ottenuto un ottimo successo negli Stati Uniti.
L’ho conosciuta la prima volta con Sifu Ted Wong durante il suo stage del 2008, e già in quella occasione si è dimostrata in gamba. Ora che ho avuto l’onore di allenarmi con lei in questi due anni di stage in Italia, posso dire che è veramente degna di essere l’allieva diretta di Sifu Ted Wong.
Noi del gruppo JKD C.A.AM. Bari, continueremo a seguirla e a sostenerla nel promuovere i reali insegnamenti di Bruce Lee!!
By Luigi Clemente

 

Seminario Nazionale di TWJKD

Recentemente si è svolto a Milano presso il palazzetto dello Sport di via Crespi, il consueto seminario di JKD in Memoria del Nostro Amato Sifu Ted Wong. Il seminario è cominciato intorno alle 9:00 del mattino con il nostro rappresentante Italiano: Davide Gardella.
Davide ha cominciato a spiegare in modo dettagliato i fondamenti del JKD come la posizione di guardia, la quale è molto importante per avere stabilità nei movimenti, equilibrio e soprattutto potenza nei colpi. L’atteggiamento che bisogna avere è quello di essere rilassati, flessibili e pronti all’azione. La posizione di guardia permette al praticante di trovare la giusta stabilità per attaccare e difendersi al tempo stesso.
Con gli esercizi proposti per allenare la posizione di guardia, non è mancato il nucleo fondamentale dell’insegnamento di Sifu Ted Wong: Il Footwork.
Il footwork è l’elemento essenziale del JKD. E’ colui che permette al praticante di spostarsi in tutte le direzioni in modo rapido ed economico. Non è semplicemente un modo per spostarsi, ma mediante l’half-beat (battuta spezzata) rende i nostri colpi potenti, veloci e penetranti. Il motivo per il quale il footwork ha un importanza così elevata, è da ricercare nella scherma (un arte che Bruce trasse ispirazione). Infatti l’uso del ritmo spezzato, finte e i colpi d’arresto, permettono di essere elusivi, veloci mantenendo sotto costante controllo il corretto posizionamento.
Davide ha messo in evidenza molti esercizi su come migliorare il footwork e soprattutto come rendere più veloci i colpi.
Dopo aver speso buona parte del seminario insegnando in dettaglio i fondamenti del JKD, Davide ci ha dato la possibilità di mettere in pratica tali esercizi. Infatti, un esercizio molto bello è stato quello di simulare uno scontro di scherma a coppia con un solo guanto nella mano e il casco per proteggere il viso. L’esercizio consisteva nell’usare solo il diretto con la mano avanzata (la stoccata nella scherma) allo scopo di colpire l’avversario prima che egli colpisse l’altro. In questo modo abbiamo potuto sperimentare il diretto con la mano avanzata, rendendoci conto di quanto fosse difficile. L’elemento sorpresa, l’uso del ritmo spezzato ecc sono molto difficili da mettere in pratica, soprattutto quando le tecniche non sono diventate ancora parte di noi.
Infine, come studio e bagaglio personale, Davide ha messo in evidenza alcune tecniche di lotta corpo a corpo. L’uso di queste tecniche non fa parte del bagaglio tecnico del JKD, ma è stato un modo originale per capire come muoverci quando ci si trova in una situazione di difesa o di immobilizzazione.
Dopo tutto ciò, ciascun partecipante ha ricevuto l’attestato di partecipazione e abbiamo fatto la consueta foto di gruppo.  Abbiamo imparato molto, ma ciò che è più importante riguarda l’esperienza e l’uso intelligente di allenarsi per migliorare sempre di più. La fiamma del JKD continua ad ispirarci sempre di più e ci insegna che, con la pratica costante è possibile arrivare a livelli elevati paragonabili a quelli di Bruce Lee e del nostro amato Maestro Ted Wong.
Luigi Clemente
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